-
Corso Gallio, 25
03041 Alvito (FR)
Tel:0776,510949
info@hotelraffaello.com
-
[Indice]-[English Version]

 
L'iscrizione permette di essere aggiornati tramite e-mail di tutte le novità, promozioni ed eventi.
[Iscrizione]

---
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
Le prime notizie sulla esistenza del Castello di Alvito risalgono all'anno 1087; pare che fosse stato edificato dalla potente famiglia dei d'Aquino in attuazione di un'accordo con l'Abate di Montecassino, Oderisio. E ai d'Aquino, anche se con alterne vicende, rimase per alcuni secoli, fino al momento di un disastroso terremoto, avvenuto il 9 settembre dell'anno 1349. In quella circostanza il castello fu completamente distrutto e lo stesso Adenolfo III d'Aquino, Conte di Alvito, e tutta la sua famiglia perirono sepolti dalle macerie.
E' a questo punto che, nel possesso della rocca, subentra un'altra potente famiglia: quei Cantelmo, feudatari di origine francese scesi in Iatalia al seguito di Carlo I d'Angiò, che già avevano avuto un ruolo non secondario nella zona come Signori di Vicalvi e le cui fortune erano decisamente in ascesa al contrario di quelle dei d'Aquino.
Rostaino Cantelmo, approfittando della situazione di vuoto determinatasi con le distruzioni prodotte dal terremoto, facendo leva sui rapporti di parentela intercorrenti con i d'Aquino ( una Cantelmo era moglie di Adenolfo III ) nel 1350 riedificò il castello e vi si insediò. A ricordo del fatto fece collocare una iscrizione marmorea sopra la porta di accesso al Castello.
I Cantelmo furono Signori di Alvito fino al 1497 quando pagarono con la perdita della contea l'esserci schierati dalla parte sbagliata nella disputa per la conquista del regno di Napoli, tra Carlo VIII, re di Francia, e Federico d'Aragona.
Succassivamente iniziò per il castello un inesorabile declino dovuto sopratutto all'evolversi dei tempi: finita l'epoca della grandi instabilità medioevali, in cui le continue ostilità obbligavano all'uso di residenze ben fortificate, la rocca cessò di essere la dimora principale dei feudatari del luogo, che presero a soggiornare al centro dell'abitato edificato a mezza costa, ove poi i Gallio, che furono Signori di Alvito dal 1595, costruirono il Palazzo Ducale.
L'impianto generale del Castello, è impostato secondo uno schema molto razionale e di grande efficacia militare, in cui, a partire dall'esterno verso l'interno, nell'ambito di una concezione concentrica della discloccazione delle fortificazioni fisse, si individuano diverse parti: il fossato, che originariamente doveva interessare tutto il perimetro e che oggi è visibile solo nei lati verso ovest e verso sud.
- una piattaforma a pianta trapeizoidale, ottenuta spianando la sommità del colle e delimitata da una imponente cinta muraria realizzata con muri a scarpa e fortificazioni ai quattro angoli con torri rotonde.
- il nucleo del castello vero e proprio a pianta vagamente rettangolare, posto al centro della piattaforma e fortificato a sua volta da torri angolari collegate tra loro da camminamenti di ronda.
Dal lato verso est tra la piattaforma e il fossato, una strutturà muraria fortificata delimita uno spazio a forma triangolare che doveva essere adibito a piazza d'armi e ricovero del contado in casi di emergenza.
Il fossato era strutturato in modo tale da apparire agli assedianti che risalivano il pendio come una basso muro non insormontabile, mentre all'interno la profondità aumentava di alcuni metri in modo da rendere problematica anche un'eventuale ritirata.
Lungo il perimetro della piattaforma si realizzava un primo ordine di spalti interroti soltanto dalle torri rotonde angolari, ideali per il posizionamento di pezzi di artiglieria; i muri a scarpa realizzavano una efficace protezione delle murature portanti della rocca dagli effetti devastanti delle mine.
L'accesso al nucleo del castello avveniva attraverso l'apertura ad arco a sesto acuto presente nel lato ovest, al di sopra della quale è ancora visibile incastrata nel muro una pietra con scolpite le sembianze di un leone, lo stemma dei Cantelmo.
Sopra lo stemma si nota ancora la nicchia che conteneva l'iscrizione marmorea fatta collocare da Rostino Cantelmo a memeoria della ricostruzione del Castello eseguita nel 1350.
All'interno del nucleo, i resti delle strutture murarie rivelano quella che doveva essere la distribuzione dei vari ambienti, che si sviluppava in altezza per almeno due piani utili: dalla parte verso sud erano disposti i locali dell'appartamento nobile e le sale di rappresentanza, negli altri lati trovavano collocazione ambienti della servitù e della guardia, depositi e dispense.
La forma e il tipo di impianto sopra descritto confermano quanto riportato nelle cronache che il castello fu completamente ricostruito nel 1350. Non si notano infatti tracce di strutture databili ad epoca antecedente che possono accreditare l'ipotesi di una ricostruzione parziale. Al contrario, la chiara impostazione architettonica, di stile gotico, ma informata ad un senso della proporzione e della simmetria quasi quattrocentesco, è prova di un intervento necessariamente eseguito nella seconda metà del 1300.
A successivi adeguamenti sono da attribursi la realizzazione dei muri a scarpa e delle torri rotonde agli angoli della piattaforma, essendo queste tecniche di ingegneria militare divenute usuali soltanto nel corso del XV secolo, in conseguenza dell'affermarsi della polvere da mina e dell'artiglieria.
Piero Rogacien-SpazioAperto 1993